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mercoledì 13 giugno 2012

Dentro anche Facebook. Fuori gli altri...

Dico la verità, anche se dico qualcosa che il me stesso di qualche tempo fa (i.e., linuxaro puro e purista), avrebbe accolto con estrema preoccupazione e marcata disapprovazione. Mi sono divertito l'altra sera assistendo su  Engadget alla "diretta" della WWDC 2012 di Apple. 

Chiaro che queste cose sono parte di un apparato mediatico e anche propagandistico che mira ad ottenere attenzione e suscitare entusiasmi, a volte irragionevoli. Chiarissimo. Però io mi sono ugualmente entusiasmato interessato seguendo la descrizione del nuovo sistema operativo "mobile" di Apple, il tanto atteso iOS6. Tra le più o meno importanti migliorie annunciate, mi colpisce l'integrazione di Facebook dentro il sistema operativo stesso: più o meno quanto accaduto tempo fa con Twitter.

Più che per il fatto tecnico, mi colpisce per l'indicazione che questo porta sullo sviluppo del fenomeno dei social network: come sancisse una conferma, una presa d'atto, delle tendenze più recenti. Direi che siamo alla fase della potatura, del consolidamento, dopo il periodo florido e sperimentale che ha visto diverse strategie competere, con i rispettivi siti e le relative filosofie d'uso.

Diciamolo pure, avere Twitter e Facebook integrati in un sistema operativo mobile diffusissimo è più che sancire chi sono i vincitori. E' stabilire una differenza sostanziale e definitiva tra chi ha vinto e chi no. Se diventa così facile, usando una qualsiasi applicazione, inserire contenuti nella propria timeline in Facebook o Twitter, è più che certo che il 99% delle persone si appoggerà esattamente a tali social network. Rinforzandone ulteriormente il predominio, in una tipico circolo virtuoso (per i due network, vizioso per gli esclusi). 

Aggiungiamo anche che uno dei pregi maggiori di Facebook è abbastanza poco collegato ai suoi pregi tecnici, ma alla sua enorme base di utenti. "Quasi quasi me ne vado da Facebook, perché ormai ci stanno tutti..." ponderava tempo fa la mia figlia maggiore, e ribatteva il secondogenito "Ma è proprio perché ci stanno tutti che ha senso esserci". Non mi sento di dargli torto -- se ci trovi il collega di lavoro, lo scrittore che ti piace, l'insegnante di ginnastica, l'amico delle scuole elementari che non vedi da una vita, la ragazza carina che ti piace (dove piace è da assumere in senso diverso rispetto al caso dello scrittore...), penso sia abbastanza accademico mettersi a cercare un altro network.

Insomma come spesso capita, dopo una fase di c'è posto per tutti sono usciti i veri vincitori. Non sono necessariamente i migliori, ma sono quelli che meglio di altri hanno anche saputo leggere i mutamenti rapidi del web e adeguarsi di conseguenza. Twitter in questo ha fatto scuola, innanzitutto con il meccanismo delle risposte, prima adottato informalmente dagli utenti poi incorporato a pieno titolo nell'architettura del sistema. Ma anche Facebook con lo sviluppo della bacheca che l'ha portata da porzione del tutto marginale del concept a vero punto focale. 

Insomma per vincere bisogna avere una buona idea, in partenza. E saperla anche cambiare in fretta. 

venerdì 11 maggio 2012

Legger libri, senza carta

In questo broglio di appunti informatici mi sono spesso messo a riflettere sulla lettura di testi in formato digitale. E' evidente che il massimo confort di lettura, va da sè, si ottiene con dispositivi appositi come il kindle di Amazon, o gli altri analoghi, ovvero dispositivi dotati di inchiostro elettronico senza retroilluminazione, che oltre a consumare molto poco non stancano la vista, e sono davvero gli ideali sostituti del libro cartaceo.

Comunque sia, non è infrequente trovarsi a leggere testi anche su altri dispositivi, come i tablet oppure anche gli smartphone. Vi sono diversi programmi per leggere, anche veri e propri libri. Anche uno smartphone non è poi tanto male per leggere magari mentre si è in fila all'ufficio postale o nello studio del dottore (con un occhio sempre attento a non farsi passare davanti...). Un buon ecosistema di lettura oramai permette di leggere passando da un dispositivo all'altro senza disagio, ricominciando ogni volta dal punto esatto in cui si era lasciato il testo.

Così posso leggere un libro sul Kindle vero e proprio, per poi trovarmi a continuarlo sull'apposita applicazione per il mio android (avete indovinato? Sono in fila alle poste!), poi magari proseguire sull'iPad o sul MacBook (nella pausa pranzo), e la sera proseguire sul Kindle come nulla fosse.


Libri
I libri "di carta" sono belli, ma tendono ad occupare spazio....

Che si capisce da questo? Ok, che il testo che sto leggendo mi interessa molto... :-) No dài, a parte questo. Che ormai una simile esperienza è un requisito troppo attraente per potervi rinunciare.

Su questo campo il principe indiscusso è appunto Amazon. Oltre il Kindle vero e proprio (ormai sotto i cento euro, è diventato davvero un oggetto accessibile) esiste una applicazione Kindle praticamente per tutto, iPad, iPod, iPhone, Android, PC Windows, computer Mac... esiste perfino una web application da far girare nel browser.

(Eh? No, linux purtroppo no. Evidentemente non ha quota di mercato che interessi ad Amazon.)

Così ti porti dietro i tuoi libri veramente ovunque. Difficilmente potresti portarti appresso una libreria cartacea equivalente, senza grandissimi sforzi e senza che la gente dubiti seriamente della tua sanità mentale. Ora invece te la trovi in tasca, la tua libreria. Se poi la gente dubita ancora della tua sanità mentale, sarà che hai altri problemi, ma non è il caso di discuterne qui, probabilmente...

Le applicazioni Kindle ti permettono anche di mettere segnalibri, di inserire note, di evidenziare dei passaggi (cosa che mi piace da matti, e uso parimenti da matti). C'è anche una spruzzatina di socialità, perché se vuoi puoi vedere i passaggi più sottolineati dagli altri, del libro che stai leggendo. O far leggere agli altri (che poi, gli altri siamo noi, come cantava una vecchia canzone...) i tuoi passaggi preferiti dei libri che stai leggendo (via Twitter e Facebook, gli immarcescibili network sociali).

Personalmente la trovo una cosa rivoluzionaria. Già mi pare una seccante scocciatura non disporre di un testo che ho comprato solo perché l'ho lasciato a casa (mia, o di un amico, o di una ragazza, di un cognato...). Un testo comprato, mi dico, dovrebbe abitare nella nuvola ed essere scaricabile e fruibile da uno dei miei dispositivi elettronici, ovunque io sia. 

Certo, la sensazione del libro cartaceo... un po' come la nostalgia, lasciamelo dire, dei buon fruscìo dei cari dischi in vinile...







mercoledì 11 aprile 2012

Linux a casa? Forse è il caso...

Ho passato anni a provare diverse distribuzioni linux, con grande piacere (e con notevoli frustrazioni, anche). Ultimamente però ho perso decisamente interesse nell'esplorazione dello smisuratamente (ed eccessivamente) vasto parco dei vari sapori di linux. Un po' perché probabilmente crescendo gli interessi cambiano e si modificano, un po' però penso sia legato ad un fatto oggettivo... 

Vedo infatti l'universo delle diverse distro sempre più come chiuso nella sua cerchia di appassionati e un tantino autoreferenziale rispetto al mondo 'reale' della tecnologia, in particolare alle sue più recenti evoluzioni. Non scorgo - tranne una eccezione - un disegno di largo respiro che abbracci in maniera strategica e pianificata l'evolversi dell'approccio all'informatica e l'arrivo di sempre nuovi modi di fruirla. Piaccia o non piaccia, non trovo nel mondo linux un analogo all'approccio di Apple, o di Microsoft, non riscontro l'attenzione sistematica e strategica verso i nuovi (e non tanto nuovi ormai) indirizzi tecnologici e sociali. Come la sempre maggiore fruizione di internet in mobilità, tanto per fare un esempio.

Certo non si può pretendere da un team di appassionati - anche molto competenti e motivati - una visione aziendale a lungo termine. Ma il tempo di sistemi operativi mantenuti da appassionati, per quanto appaia romantico, si può considerare a mio avviso bello che tramontato (certo, le nicchie rimangono e rimarranno sempre, ma numericamente sono assai poco incidenti).

L'eccezione, si sarà capito, è Ubuntu/Canonical. Ubuntu mi piace, perché è guidata con una strategia, fa scelte anche coraggiose, come lo scarto dal'ambiente desktop Gnome, per l'adozione della nuova interfaccia Unity. Ha una visione, un piano a lungo termine, che tiene conto dell'evoluzione della tecnologia e delle abitudini d'uso (ecco, così mi rimangio un poco quello che ho detto in un post di qualche tempo fa). 

Ubuntu 10.10
Ubuntu è a buon diritto tra le più interessanti distribuzioni linux.. 

Come riporta un articolo su techrepublic.com, la prossima versione di Ubuntu si presenta con tre importanti novità:
  • Ubuntu su Android
  • Ubuntu TV
  • Ubuntu su tablet
Concentrandosi solo sull'ultima voce dell'elenco (non che le altre non siano importanti), vedo con molto favore l'arrivo di Ubuntu sui tablet. Potrebbe contribuire a movimentare un po' il mercato. E' notevole anche un progetto che abbracci la ampia varietà di devices, dal desktop ai dispositivi mobili. Tuttavia vedo anche, realisticamente, parecchie difficoltà, che dovranno essere superate perché diventi veramente uno strumento di massa.

Una, forse la principale, è il software. Andare su tablet vuol dire, necessariamente, confrontarsi con l'iPad di Apple. Ebbene, le applicazioni per iOS hanno raggiunto un livello tale di sofisticazione, che spesso - dobbiamo dirlo - non sono eguagliate dalle applicazioni anche desktop dell'attuale - pur vastissimo - parco di Ubuntu. Questo deve cambiare, o la gente snobberà il tablet con Ubuntu come ha snobbato i primi netbook con linux (una classica rivoluzione rientrata....). 

Microsoft (con Windows 8 e l'interfaccia Metro) e Apple (che va a grandi passi verso la piena convergenza tra OS X e iOS), hanno strategie ben definite nella definizione di un ecosistema che abbracci ogni tipo di approccio alla tecnologia (computer, tablet, smartphone). Se Canonical vuole essere della partita, deve essere davvero competitiva. Sono finiti i tempi di  "linux è meglio perché non ha virus, perché è libero etc...". 

Il mercato è pragmatico: la partita non si giocherà sugli ideali, ma sulla qualità e la quantità di applicazioni. 

venerdì 30 marzo 2012

Il problema è il software

Man mano che passa il tempo, rifletto e a volte mi capita di... aggiustare il tiro. Anche e soprattuto in relazione alla tecnologia di uso quotidiano. In realtà devo dire che mi capita abbastanza spesso. Fossi un consulente informatico di una ditta manderei tutti ai pazzi, perché ogni due settimane proporrei e illustrerei dettagli di strategie di sviluppo e adozione software completamente diverse. Forse è per questo che faccio l'astrofisico, invece.

Tanto per spiegare. Perché a breve distanza dal post dove magnificavo Android a scapito di iOS, ora sto per scrivere un altro contributo che va in direzione esattamente opposta (o più propriamente, nella stessa direzione e in verso opposto). Tuttavia, per non contraddirmi completamente e perdere del tutto quel poco di credibilità che ancora potevo avere, cercherò di approcciare la faccenda da una direzione lievemente diversa. Ovvero quella del software.

Ce la farà Google Play ad offrire
una esperienza d'uso completa e coerente
per app, film, libri e musica?
Infatti il problema è il software. E' chiaro, no? Siate onesti: quante volte avete anche voi lo avete pensato? La mattina, lavandovi i denti davanti allo specchio, pettinandovi, prendendo la giacca (attenzione, non scordate le chiavi della macchina, sono lì sul tavolino all'ingresso) ? Il problema è il software, esatto.

Mi ha fatto riflettere anche un bell'articolo su PC Magazine di aprile. La scelta di un tablet è data in ultima analisi dalle cosiddette killer application che intendiamo farci girare sopra. Dunque la scelta di uno non è quella dell'altro: Franco sceglie un iPad e Carla sceglie un Sony S. Non c'è una cosa migliore in assoluto. Tutto uguale, dunque?

In effetti... c'è un però. Azzardo. L'approccio degli sviluppatori per Android deve ancora maturare: non si può sviluppare per un device da 10'' come se fosse un 4'' allargato. Altrimenti lo spazio non si usa bene, viene sprecato. Su questo devo dar credito ad Apple. Le applicazioni per iOS - anche quelle cosiddette universali, che funzionano su iPhone e iPad (e iPod touch) - sono di norma ottimizzate egregiamente per trarre il massimo vantaggio dello spazio disponibile (e quasi sempre, anche dell'orientazione del device). 

Per Android non è ancora proprio così, mi sa.

Detto questo (e fatte salve le riserve su iOS come sistema operativo, presentate nel recente post), mi sto chiedendo quali siano le mie killer applications, ovvero ciò che vorrei portarmi dietro in uno smartphone. 

E' una cosa molto personale, ma in questo caso, pur essendo personale, è anche cosa che si può scrivere su un blog. Se devo pensare alle applicazioni più ghiotte per me, ecco quello che mi viene in mente (elenco assolutamente incompleto, badate bene!):
  • DayOne. Colpa sua se ho ripreso gusto a scrivere un diario privato. Colpa sua se mi piace rileggere cosa ho scritto il giorno prima, o la settimana prima o ancora più indietro. E capire meglio il senso di cosa succede e cosa faccio, o lascio succedere quando ci riesco. 
  • MomoNote. Eccellente sistema di etichette, ogni volta che c'è una cosa che mi voglio ricordare la butto dentro. Citazioni, parti di email, brani di libri. Mi servono tanto i buoni spunti, per attraversare le giornate. Qui li ripesco al volo, quando voglio.
  • iA Writer. Ti fa riscoprire il piacere di scrivere. Sopratutto ti fa riscoprire l'attraente semplicità di buttare giù parole. Elegante e minimalista. Io lo trovo ottimo soprattutto per scrivere poesie (in questo si sta candidando a sostituire Google Docs, che era perfetto nell'era informatica precedente, quella che si viveva usando solo il computer). Certo scrivere con lo smartphone non è ideale, ma ho la sensazione che per appuntare qualcosa da rivedere in un secondo tempo, può andar bene.
  • Google Reader & Feedly. Non dimentichiamoci i feed.
  • Gmail (posso fare senza?)
  • Facebook (quasi come sopra)
  • Twitter (quasi come sopra)
  • Foursquare (forse inutile, ma divertente)
  • Kindle app e un lettore di libri in formato epub 
  • Waze per le info sul traffico (occhio a non cercare di usarlo mentre si guida però!)
  • Edge. Quanto mi piace questo giochino elegante e tranquillo.... ;)
  • .... (to be continued) ...
DayOne, MomoNote e iA Writer sono solo per iOS (almeno, al momento). Questo è un bel colpo per la mia permanenza nell'ecosistema Android. Poi, avendo un MacBook e un iPad (e un iMac in arrivo) mi tenta l'integrazione in uno stesso ecosistema (certamente chiuso, ma coerente e ben realizzato). Insomma non è così improbabile una futura migrazione.

Per ora, comunque, aspetto con una certa curiosità l'arrivo di Android Ice Cream Sandwitch sul mio Sony-Ericsson Xperia Ray, in modo da poter fare le mie valutazioni. E con pari curiosità, sto a guardare le recentissime mosse di Google per creare un ecosistema finalmente completo e coerente, avviate con l'apertura di  Google Play.

Se penso che in anni passati mi appassionava la sfida linux vs. Windows, oggi guardo alla contesa iOS vs. Android con lo stesso identico interesse. Sono cambiati i tempi, le possibilità offerte dalla tecnologia, o sono cambiato io? O entrambe le cose?


venerdì 24 febbraio 2012

Quanto serve un iPad?

L'altro giorno al lavoro, nella caffetteria. Mi avvicino al distributore automatico di caffè (niente di che come qualità, ma meglio che niente...); intanto, il mio collega cosmologo, seduto al tavolo con altre persone, si accanisce verbalmente su taluni aspetti delle nuove mode tecnologiche (lo fa, lo fa). Segnatamente stavolta è sotto mira l'iPad.

Ma a che serve un iPad? Ma non serve a niente!

Non dovrei intervenire, lo so. Meglio starne fuori, di solito. Provo solo a dirgli che io un po' lo uso, ma non serve (cioè non serve dirglielo). E' troppo serrato sulle sue considerazioni, non ammette ripensamenti, nemmeno parziali. Si sposta repentinamente a descrivere l'ultimo bollettino sulle condizioni dei lavoratori cinesi che producono per le aziende che vendono ad Apple (tema importante ma anche controverso, a quanto leggo). Capisco che non ne posso venire a capo, lascio cadere.

iPad stand
Vi sono in commercio diversi supporti per iPad,
ma questo è sicuramente il più originale :)
Non passa molto tempo che vengo attratto da brandelli di conversazione nell'ufficio accanto al mio. Il mio fiuto di vecchio indagatore di gadget tecnologici ha sollevato un allerta: si sta parlando di iPad.
Ora ti vengo a spiegare perché non mi piace l'iPad. 
Vado a vedere, sono curioso.

Sono due ex direttori di osservatorio a parlare. Insomma mica pizza e fichi, se mi capite. Uno ha appena ricevuto un iPad, l'altro viene a spiegargli perché non gli piace. Non ricordo bene le frasi, ma il senso è il seguente...

mercoledì 22 febbraio 2012

Ubuntu per Android

Ubuntuandroid
Piaccia o no, questo lo chiamerei "avere una visione". Per questo mi piace Ubuntu, rispetto a tutte le altre distribuzioni linux, al di là dei pregi e difetti del desktop. 

Per particolari il passaggio obbligato è il sito di Ubuntu, da dove è presa questa immagine.

giovedì 16 febbraio 2012

Linux a casa? Non è il caso...

Un post sul blog pclinuxos2007 ha destato il mio particolare interesse, in chiusura dello scorso anno. Al di là infatti dei diversi proclami, che si sono spesso susseguiti, sul fatto che si fosse in procinto di ottenere una larga diffusione per linux, l'autore dell'articolo esordisce esprimendo la sua gratitudine per fatto che nessuno abbia ancora dichiarato "il 2012 sarà l'anno di linux sul desktop".

Sano realismo, nella mia umile opinione.

Ora, chi scrive è antico abbastanza da averne viste, di dichiarazioni simili. Ho usato linux, se non erro, dal lontano 1996 (e ancora lo uso). Ne ho viste e ne ho provate, di distribuzioni. Ne ho caricati, di aggiornamenti. E ne ho letti, di post linuxiani, di riviste. Quasi ci siamo, il 20xx sarà l'anno di linux sul desktop. Non era infrequente leggere dichiarazioni entusiastiche di questo tipo, in chiusura dell'anno 20xx-1. Ebbene, concordo con l'autore del post. Questo possiamo dire che certamente non è avvenuto, e probabilmente non avverrà (mia opinione personale, beninteso). Malgrado linux abbia fatto passi da gigante, in pochi anni.

Il comodo sistema di "lenti" di Ubuntu (alla Mac OS X)
(Crediti: Ubuntu website)
Intendiamoci, linux è fantastico perché è libero, è configurabile senza limiti (e questo a volte è però anche un... limite), può essere istallato quasi dappertutto (non provate con il gatto di casa, però). Gira sui server di Google, dunque possiamo dire con buona approssimazione che Internet si basa su di esso, in larga parte. Vi sono tonnellate di smartphone Android in circolazione. Ovvero dispositivi che fanno girare una versione appositamente modificata del kernel linux. 

D'accordo.

Tuttavia la base di utenti desktop è ferma intorno all'uno per cento, a quanto leggo.

martedì 6 dicembre 2011

Quale lettore di ebook scegliere?

Stamattina ricevo una telefonata (a volte, capita). Una collega di un istituto qui vicino. Ma no, non è per questioni di ASDC che ti chiamo. Mi dice. Volevo qualche informazione riguardo l'acquisto di un ebook, G. mi ha detto che potevo rivolgermi a te...

Accipicchia, sembra che sia ritenuto un esperto! In realtà non ne so tanto, però la conversazione che ne scaturisce mi fa venire voglia di scrivere due righe. E quale posto migliore di SegnaleRumore, per questo? 

Tanto più che a mio avviso la situazione ebook per il nostro paese è cambiata radicalmente da pochissimi giorni, con l'arrivo dei libri digitali in lingua italiana sul negozio online di Amazon. Già sedicimila libri, secondo quanto riporta il banner su Amazon.it, sono disponibili per l'acquisto immediato, e verosimilmente altri se ne aggiungeranno presto. Accanto al fatto che è disponibile ad un prezzo molto interessante il nuovo Kindle Touch (sotto i cento euro), direi che la cosa è ancor più interessante. Anche per chi è inguaribilmente affezionato ai libri di carta, la prospettiva di cominciare ad entrare nel mondo del libro digitale può essere considerata allettante, viste le condizioni.

Ma che fare? Che lettore comprare? Questo mi chiedeva in pratica la collega, stamattina. 

Prima di rispondere vi voglio un pò raccontare... La mia storia con gli ebook comincia molti mesi fa, proprio con un Kindle. Mi interessava la sterminata disponibilità di libri in lingua inglese, pensavo anche che poteva essere comodo per familiarizzarmi con la lingua. Successivamente il Kindle è passato ad uno dei miei figli, e sono passato al Leggo di IBS. Mi sembrava interessante come caratteristiche e con la possibilità comunque di accedere ad un catalogo di libri italiani sufficientemente ampio (anche se lacunoso in più parti). Successivamente però al Leggo è stato affiancato un altro Kindle. Non è facile stare lontani dalla device di Amazon: per la sua qualità di lettura, e soprattutto per l'ecosistema che gli è stato costruito intorno.
Leggere
Che ne dite, non leggeremo più così... tra un pò di anni?


Certo, Amazon ha un sistema chiuso. Un libro preso da Amazon non lo leggi su altri lettori. E questo certamente dispiace. Però c'è il rovescio della medaglia, ed è un rovescio "di peso". Un libro preso da Amazon (ora anche italiano, appunto) lo leggi veramente dovunque. Qualsiasi cosa abbia uno schermo, anche piccolo, può leggere i libri che hai preso su Amazon. iPad, iPhone, tablet e smartphone Android, MacBook, PC Windows. Ognuno ha il suo programma per leggere i tuoi ebook, scaricabile gratuitamente da Amazon.

Manca un client linux, questo purtroppo è vero: una ricerca sullo store di Ubuntu per "Amazon" mi ritorna Flight of the Amazon Queen.. un gioco - anche gratuito - che sembra essere divertente.. "Imbarcati in un'avventura per salvare una principessa rapita e nel frattempo scopri le sinistre intenzioni di una società Lederhorsen situata un un luogo molto sospettoso" (Come fa un luogo poi ad essere sospettoso? Magari è più facile che sia soltanto sospetto...). Ma questo è un altro discorso...   

Oltretutto, il whispersync è indubbiamente comodo. Leggi un pezzo di un libro con il Kindle, prosegui con lo smartphone, riprendi da un'altra parte con l'Ipad, e ogni volta ti trovi al punto giusto... tutto questo certamente vuol dire qualcosa. Oltre al fatto che hai a disposizione un sacco di gadget, intendo...  :)

Ora che ho i libri in italiano per il Kindle il Leggo rischia di rimanere fermo sullo scaffale (penalizzato anche dalla necessità di un aggiornamento software tanto atteso e ancora non rilasciato, per abilitare finalmente funzioni importanti come l'annotazione del testo). Mi secca dirlo, ma per quanto chiuso, l'ecosistema di Amazon è davvero molto comodo.

Poi certo, ci sono tanti altri lettori in circolazione. Ogni lettore serio deve almeno leggere gli epub protetti con DRM di Adobe, che è lo standard fuori dal mondo Amazon, adottato da tutte le principali librerie online anche in Italia. Per il resto, bisogna chiaramente vagliare le caratteristiche del lettore, caso per caso (scheda di memoria, qualità dello schermo, collegamento wifi, etc).

Come orientarsi allora? Alla collega, ho dato un consiglio molto semplice. Partire dai libri. Che libri vuoi leggere? Li trovi sul negozio Amazon? O la maggior parte li trovi altrove? Ecco, io partirei da questo per selezionare il lettore. O almeno fare la prima scelta importante: Kindle o... non Kindle.

Tenendo presente, in caso di dubbio, che il prezzo attuale del Kindle Touch è davvero intrigante (il leggo l'ho pagato esattamente il doppio), e che è più che probabile che la libreria di Amazon italiano venga rimpolpata via via.. 

Disclaimer: no, seriamente, non prendo un euro da Amazon per questo post... ...purtroppo... :(

venerdì 7 ottobre 2011

Siate affamati, siate folli...

Così Steve ci ha lasciato, dopo aver combattuto per anni la sua battaglia contro il terribile male. In questi momenti in rete si moltiplicano i commenti e le analisi di ogni tipo. Da chi lo delinea come un geniale comunicatore e un efficiente manager  di sé stesso e della sua azienda, a chi lo ricorda come un maestro di pensiero, quasi come un guru dei tempi moderni. Chi è Steve Jobs, e cosa ci lascia? Sono d'accordo con Licia Troisi (che tra le opposte tendenze, riesce a mio avviso ad essere felicemente equilibrata)  sul fatto che ora, innanzitutto, non pensiamo al venditore, pensiamo all'uomo.


Più esplicito ancora, in questo senso, è il pezzo di Gigio Rancilio su Avvenire. Per quanti i-gadget posso avere in casa, quello che più mi colpisce di quest'uomo è il discorso che tenne a Stanford nel 2005 (visibile anche nel bel post di Antonio Spadaro su cyberteologia.it, che efficacemente mette in evidenza le possibili risonanze tra il discorso di Jobs e l'insegnamento di Ignazio di Loyola). 





Steve Jobs R.I.P.


Sicuramente Jobs è stato un creativo geniale, sicuramente il suo Think Different ci ha aiutati a sentirci "speciali" contornandoci dei suoi prodotti (che comunque funzionano, e spesso anche bene) dimenticandoci forse che sempre di marketing aziendale si tratta, di una azienda con luci ed ombre come molte altre. Coraggiosa e innovativa, sia pure, ma pienamente integrata nel sistema.

Tuttavia, quello che più mi colpisce non è quanto è riuscito a produrre, o cosa è riuscito a venderci, ma cosa ha cercato di trasmettere, soprattutto in quel famoso discorso. Un discorso "scomodo", perché vero. Perché mette in campo quello che tutti cerchiamo di rimuovere (rovinandoci la vita), ovvero la certezza della morte. Sapere di dover morire (e non voler morire) secondo saggisti come Valerio Albisetti, è esattamente il centro da recuperare per dare senso alla nostra vita. E' comprensibile: se sai che la vita non dura per sempre, ogni giorno, ogni minuto acquista più valore. Soprattutto, non sovrapponi una menzogna  alla realtà, non ti muovi come se vivessi per sempre ma sapendo che la tua vita su questa terra ha un arco finito.

Così, anche su di un sito non certo sospettabile di propensioni macchistiche, come LinuxJournal, appare un interessante articolo che ripercorre il percorso che ha portato Steve Jobs ad intrecciare la sua vita con la tecnologia degli ultimi anni. A Steve viene riconsciuto in apertura di articolo il titolo di "innovatore tecnologico"; probabilmente anche linux (è l'ipotesi con la quale si chiude il pezzo) sarebbe stato in qualche modo diverso, senza di lui. 

Di converso, non mi provocano nessun particolare entusiasmo, se devo dirlo, le parole piuttosto dure di Richard  Stallman (che probabilmente ha perso una meravigliosa occasione per stare in silenzio). Posso dissentire in qualche misura dalla filosofia Apple, ma di certo mi riconosco sempre meno in talune posizioni estreme che trattengono ancora il gusto troppo forte di qualcosa di (tristemente) ideologico.

Ma ritorniamo ancora al discorso di Stanford.

Così esordisce Jobs "Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita”.  L'invito di Jobs a seguire il proprio cuore, la sua esortazione "dovete trovare quel che amate" è l'invito a guardare dentro di sé per scoprire la propria vocazione, quello a cui siamo stati chiamati, quello che ci dà  entusiasmo e passione, che dà colore alla vita, ai giorni. Assecondare la propria vocazione, "cedere" ad essa, fidarsi dei propri sogni. 

Siate affamati, siate folli per me vuol dire questo, non accontentatevi di niente di meno del cuore.

E' un lavoro, da riprendere. Adesso più che mai. Grazie, Steve.

Elaborazione di un post originariamente pubblicato su /home/mcastel

venerdì 19 agosto 2011

Niente più carta per Linux Journal

Sono abbonato a Linux Journal in formato digitale, anche se a dir la verità, a volte capita che faccia passare un numero senza consultare il relativo file PDF, oppure dandone appena una scorsa. Sarà che comunque una rivista cartacea si porta in giro meglio (al bagno, in balcone, nella borsa, appoggiata sul sofà...) laddove un computer, ancorchè portatile, è molto più di impaccio (e molto più fragile).

Chiaro, anche il digitale ha i suoi bravi vantaggi. Posso sottoscrivere una rivista la cui redazione si trova agli antipodi, senza correre il rischio di pagare più per spese di spedizione che per i fascicoli stessi. La rivista la posso leggere l'attimo dopo che è stata pubblicata. Posso memorizzare tutti i miei numeri su un disco rigido, portarmeli dietro in una chiavetta USB. Annotarli, evidenziare delle frasi, fare ricerche per parole, e così via.

Piaccia o non piaccia, comunque, i tempi stanno cambiando, e il digitale avanza in maniera inarrestabile. Ricevo oggi un mail da Linux Journal che mi informa del fatto che la rivista cartacea sarà abolita, e LJ sarà dunque 100% digitale.

Nel relativo post sul sito si trova una sintetica ma attenta analisi delle ultime tendenze nel mercato dell'editoria (insieme con un parallelo del cammino della rivista con il progresso stesso di linux). Il passaggio al digitale sta interessando varie testate, imponendosi come un fenomeno tutt'altro che episodico, ma di una inesorabilità difficilmente evitabile. Il taglio dei costi è uno dei motivi fondamentali, ma non è certo l'unico: la maggior flessibilità delle versioni digitali gioca anch'essa un ruolo importante, ad esempio.

Non bisogna essere acuti futurologi per capire come in un tempo relativamente breve, sarà la rivista cartacea ad essere l'eccezione. Prima che questo avvenga davvero, però, si dovranno verificare un certo numero di cose. Tra queste:

  • la diffusione di massa di tablet e dispositivi "leggeri" idonei alla fruizione comoda delle riviste e dei contenuti digitali in generale. Come dicevamo all'inizio, non è certo comodo leggersi la propria rivista preferita davanti al computer, fosse pure un portatile. Questi dispositivi - iPad, Android, o altro - si dovranno dimostrare facili da usare, sufficientemente economici, e realmente affidabili.
  • i prezzi delle sottoscrizioni digitali dovranno essere percettibilmente più bassi dell'analogo cartaceo (quando ci sia), in modo che la convenienza spinga gli indecisi e i lettori più "tradizionali" alla migrazione al nuovo formato
  • si dovrà evitare ogni sistema "vessatorio" di protezione dei contenuti, in modo che la gente possa magari spostare una rivista da un dispositivo ad un altro senza essere costretta ad astruse procedure per convincere il sistema che non sta "diffondendo impropriamente" la rivista medesima
  • la tecnologia di lettura dovrà dimostrarsi facile ed accattivante; dovrà essere semplice isolare un articolo, vederne le figure, ingradirlo o rimpicciolirlo, arrivarci dall'indice, etc... (il PDF non mi sembra la soluzione ideale, ad esempio)
Intanto dovremo presto fare a meno di Linux Journal cartaceo. Beh, non l'ho mai avuta una copia cartacea di Linux Journal. Vuoi vedere che ero già più avanti io....? :-)

Se il leone ruggisce (male)...

La celebre canzone recitava Il coccodrillo come fa... In questo contesto mi viene piuttosto da pensare Ma questo leone come fa... ruggisce? O ha il raffreddore?

Infatti l'ultimo aggiornamento di Mac OS X, nome in codice Lion, ha portato una serie di interessanti novità (debitamente raccontate sul sito di Apple), epperò ha pensato bene di introdurre - perlomeno per molti utenti -  una serie di fastidiosi problemini (o problemoni), decisamente insoliti e non troppo nello stile Mac. 

Sono sbarcato su Mac OS X nel dicembre del 2008, con un MacBook da 13'' che uso tuttora con buona soddisfazione. Utente Linux da molto tempo, ero abbastanza diffidente verso il sistema Mac (anche per motivi ideologici, diciamo la verità); la spinta al (parziale) salto è stata data da motivi di compatibilità con il resto del team che lavora (qui a Roma) nel progetto GAIA di ESA. Tuttavia con il tempo ho dovuto ancheprendere atto - quasi mio malgrado - che lavorare entro l'ecosistema Mac ha i suoi vantaggi. 

Mi sono anche abituato ad avere un sistema che funziona senza storie, senza dover per questo immettere astruse stringhe a linea di comando, e nel quale batte un solido cuore Unix. Ottimo per l'attività desktop, con potenti strumenti per lo sviluppo, solido e affidabile nell'utilizzo. Così pure passare da Leopard a Snow Leopard è stato semplice e deliziosamente lineare (a parte il fatto di dover pagare l'aggiornamento, com'è ovvio)

Così non è stato per il passaggio dal leopardo della neve al leone. Pur apprezzando il prezzo irrisorio dell'aggiornamento (per confronto, non so se qualcuno si ricorda i prezzi di listino di prodotti "imbarazzanti" come Vista Ultimate, ad esempio...), pur apprezzando moltissimo le innovazioni desktop, come le nuove gesture, che ne fanno un sistema operativo davvero comodo, per la prima volta in ambito Mac, ho dovuto registrare una serie di problemi che affliggono il "sistema desktop più evoluto al mondo" (sic). E poi mi sono accorto che non sono affatto solo miei: basta dare uno sguardo ad uno dei tanti topic nel forum di Apple che riguardano Lion.

Un magnifico Leone bianco (Crediti: Stano Novak, CC BY 2.5)

Due sono le noie principali che ho individuato nel mio Mac: 

  • l'indicizzazione Spotlight ora non riesce ad essere portata a termine (si avvia un processo decisamente avido di CPU, con conseguente ebollizione del portatile e ventola che gira all'impazzata, senza apparente via di uscita diversa dal killare il processo)
  • il disco esterno USB che uso "da sempre" per il backup via Time Machine, viene sì montato correttamente, ma il sistema non riesce più a produrre il backup.
Sono problemi - appunto - ampiamente condivisi, come ci si può accorgere girando un pò in rete. E probabilmente non sono i soli. Insomma, Huston abbiamo un problema. Più precisamente, Something is cleary wrong with Lion, come recita sconsolatamente un utente nel forum di Apple.

Decisamente. Rinunciare (ancorchè temporaneamente) ai backup di Time Machine e all'indicizzazione del disco rigido per Spotlight - due delle più comode caratteristiche di Mac OS, è seccante. E il primo aggiornamento non ha risolto nessuno dei due problemi.

Irritante.

Hanno avuto fretta con questo Leone? A parer mio, molte di queste cose si sarebbero potute risolvere con un "testing" molto più esteso del nuovo sistema operativo (e va anche detto che Apple ha vita facile per i test, perché la varietà dell' hardware su cui deve girarare il suo sistema è molto circostritta e assolutamente controllata dalla stessa Apple.. pensate ad una distribuzione Linux, al confronto, ma anche una release di Windows...)

Ora non vorrei dire qualcosa di "ideologico", ma ecco... davanti a questi problemi, non ho potuto non pensare al modello open source, per il quale le nuove release - poniamo - di Ubuntu, sono disponibili per l'intera comunità, che può sperimentare e segnalare bugs e problemi per tempo. Certo, anche lì poi possono venir fuori problemi "post rilascio", non siamo ingenui. Va anche detto che fino a Lion il sistema sembrava funzionare egregiamente.

Epperò sono persuaso che qualche guaio del Leone, oso dirlo, potrebbe essere proprio dovuto al modello di sviluppo e al testing "chiuso". Esagero?




martedì 12 luglio 2011

Ma dove sono tutti i libri? (II)


(La prima parte del racconto la trovate a questo link).

"Dunque quello che devi sapere non è molto...", Iniziò Stefano con la sua aria più saccente, quella che così facilmente le dava sui nervi. Giada avvertì un brivido lungo la schiena, la sensazione di stare scivolando lungo un copione già preparato. La sensazione era che le sue obiezioni, lungi dall'aver smosso le acque, fossero già stata accuratamente prevista, già messe in debito conto. Si sentì piombare addosso un senso spiacevolissimo di inesorabilità.

Rimaneva un tentativo da fare, probabilmente inutile. Sicuramente, inutile. Però, insomma, andava fatto.

"Beh Stefano, a pensarci bene, sai…”, Giada inghiottì un pò di saliva, “non mi serve che mi spieghi anche questa cosa nuova qui, questo... lettore". Disse appunto “lettore” con tutta la distanza che riusciva a mettere in una sola parole, con tutta l'alterità possibile che lei, da donna, riusciva a mostrare per qualcosa che non la coinvolgeva. Tanto per dire: io e lui non abbiamo niente in comune, non abbiamo intersezioni, interazioni, siamo su due mondi diversi, lontani, mutuamente indifferenti, se non antagonisti, opposti. Perlopiù ci ignoriamo completamente; anzi, io mi vanto di ignorarlo, il lettore e tutto il suo mondo. Per me ci sono i libri, i cari, vecchi, semplici, comprensibili, amati libri di carta.

Stefano si bloccò un attimo a guardarla, a tentare di comprendere il livello di serietà dell'obiezione.

"Sì, naturalmente" disse con intonazione piatta, come uno che, facendo esperienza di una volontà estranea e conflittuale alla sua, è pur costretto a prenderne atto.

Per un momento dunque Giada ebbe l'impressione di aver stravinto. Partita giocata in casa, finita con un bottino pieno.
"Naturalmente, non entrerò nei dettagli che non ti interessano", concluse Stefano come per manifestare compiutamente il suo pensiero.
"No, eh?" mugolò Giada. Mamma, ma che era successo? L'arbitro aveva fischiato, annullato il gol. La partita riprendeva, la squadra ora giocava in difesa, arretrava. Di più: subiva, era sbandata. Accusava il pressing, improvvisamente. I tifosi pure, fischiavano. Difatti a Giada fischiavano le orecchie.
"No, tranquilla." Sorrise Stefano come sorride il dentista, mentre prepara i suoi strumenti di tortura.
"Certo, va detto per incominciare che...”
"Per in-co-min-cia-re ?" gemette Giada. "Abbiamo poco tempo, lo sai"
Stefano la guardò con un'espressione di compatimento. A Giada venne da chiedersi se anche alla ragazza di Stefano toccassero tutte queste tediose spiegazioni per qualsiasi cosa, oppure impiegassero il tempo in maniera più interessante.


giovedì 7 luglio 2011

Software per ebooks, ecco FBReader

Mi piace sempre di più, questo semplice ma efficace lettore di ebook. Parlo di FBReader, un lettore per Linux e Windows (e anche per Android). Lo uso con soddisfazione sia sul mio HTC Wildfire che sullo "sfortunato" tablet Toshiba Folio 100. Mi piace perché è semplice e si adatta molto bene a schermi di varia dimensione: ottimo sia sul 10 pollici del Folio che sullo schermo piccolino del Wildfire (e volendo posso usarlo anche sul desktop con Ubuntu). 

Inoltre nelle versioni più recenti è stato introdotto un sistema di annotazioni che trovo molto comodo. Si può selezionare una parte di testo che verrà inserita nella lista di annotazioni, in modo da ritrovarla con comodo in un secondo tempo (io la uso per tenere una lista di frasi "importanti" dei libri di Valerio Albisetti o della "Scuola di Comunità" di Juliàn Carron). Quello che apprezzo molto è l'opzione, formalizzata con due tab nella parte alta della pagina dei bookmark, che permette di transire dalla lista delle annotazione per il libro che si sta leggendo a quella per TUTTI i libri nel propri archivio. Ottimo per ritrovare facilmente un elenco di passaggi notevoli, che nel corso del tempo vengono a costituire, per ogni lettore, un piccolo ma importante "tesoro" cui poter far riferimento in ogni istante.
FBReader nella funzione di ricerca 

Certo non è che non abbia limitazioni; ad esempio i libri in formato epub protetti dal certificato digitale di Adobe non possono essere letti (e ahimè sono proprio tanti); inoltre non interpreta - mi pare - il foglio di stile a volte associato ai libri. Però a parte quello garantisce comunque una ottima esperienza di lettura, grazie anche alla barra inferiore, studiata per fornire una grande quantità di informazioni sul libro e sullo stato del device in un piccolo spazio: ingegnosa in particolare la rappresentazione grafica delle varie sezioni con la barra di avanzamento, che consente a colpo d'occhio di capire a che punto si è, e non ruba spazio nemmeno negli schermi piccoli degli smartphone)

Certo siamo lontani da sistemi integrati (ma blindati) come quelli appartenenti all'ecosistema di Amazon, tanto per dire, che in più offrono il WhisperSync tra un device e l'altro: grazie a questo si può iniziare a leggere sul Kindle, continuare sull'iPod, riprendere la lettura sull'iPad o sul tablet Android, aprendo ogni volta il libro alla posizione esatta in cui si è lasciato. Ma appunto è un sistema chiuso, ancorché apprezzabile, i cui libri non possono essere letti che con quel dato software. 

Insomma, per leggere gli epub "aperti" o con social DRM (l'unico sistema di "protezione" che mi sembra non imponga inaccettabili restrizioni agli utenti) per semplicità ed efficacia, FBReader fa secondo me un ottimo lavoro. Che ne dite? Avete un altro software di preferenza?

martedì 5 luglio 2011

Sbagliando... divertendosi!

Si possono imparare molte cose anche dagli sbagli: questa è una regola di vita praticamente assodata, e non serve certo ribadirla in questa sede. Però ha una declinazione interessante anche nel web: così, in maniera simile a quanto abbiamo fatto per i siti di Ubuntu, Apple e Microsoft, vediamo un pochino cosa succede quando digitiamo l'indirizzo di uno dei famosi motori di ricerca, appendendo volutamente alla URL una stringa di nessun significato (ovvero cercando nel dato dominio una pagina chiaramente inesistente). Il server ci deve rispondere che quella pagina, naturalmente, non c'è. Abbiamo fatto una richiesta sbagliata. Ma come gestisce il nostro sbaglio? Questa è la parte interessante, secondo me.

Un esperimento facile facile...

Allora proviamo con Google, inevitabile prima opzione. Ecco cosa accade:


Un robottino triste e spezzettato (o meglio, triste perché spezzettato, con ogni probabilità) ci accoglie informandoci che la pagina che cercavamo non esiste sul server. Non manca neanche il dettaglio tecnico: è un errore "404", pagina non trovata. Ad ogni buon conto, conclude con "è tutto quello che sappiamo". Come a dire, ci spiace, ma la questione è chiusa.

Andiamo ora su Bing, il motore di ricerca Microsoft. Cerchiamo una pagina inesistente e vediamo cosa accade:




Ci accoglie giustamente in italiano, intanto. In maniera sobria ci dice che la pagina non esiste, e si mostra volenteroso per aiutarci a uscire dall'errore in cui, evidentemente, ci siamo incastrati. I suggerimenti sono un pò generici, ma non si può chiedere di più, perché il povero Bing non ha idea, in realtà, di come mai siamo finiti a chiamare una pagina che non c'è.


Cosa fa invece il "vecchio" padrone della rete, i re del web1.0, ovvero il celebre Yahoo! ?

Ecco qui cosa ci presenta:


Stavolta in inglese - ma similmente a Bing - si prodiga in un paio di generici suggerimenti, dopo essersi scusato perchè la pagina cercata non esiste (colpa nostra, a dire il vero, non certo sua). Forse un pochino asettico, come del resto Bing.

Conclusioni

Che dire... sarò di parte, ma la pagina più simpatica secondo me, è proprio quella di Google, che non cerca di aiutarti in maniera generica. Anzi ammette la failure (mia, sua, non è specificato, e forse non conta) con quel robottino simpatico ma triste (tuttavia, il fatto che brandisca una chiave inglese nell'arto meccanico fa pensare che le speranze per una ricomposizione armonica siano tutt'altro che esaurite), e poi conclude laconicamente con "è tutto quello che sappiamo", da cui però traspare un intento ancora giocoso, a mio avviso.

Di converso, le pagine di Bing e Yahoo! mi fanno pensare ad un ambiente tipicamente da "ufficio" piuttosto serioso e non molto esaltante (mi perdonino quelli che hanno esperienza di uffici frizzanti, non vorrei generalizzare). Informativo sì, ma non troppo, collaborativo certo, ma non troppo; comunque con poco tempo e spazio per scherzare su una richiesta sbagliata. 

Tendenzialmente vengo attratto dalle cose giocose, così la mia simpatia va a Google, senza tentennamenti. Dopotutto, se ho usato per anni linux anche quando era (diciamolo) veramente un'impresa  avere un ambiente desktop veramente operativo e competitivo con altri sistemi, è stato quasi esclusivamente per il senso di avventura e di giocosità insito nel movimento culturale open source. 

Difatti, se ti diverti, se si desta il senso di scoperta, superi un sacco di ostacoli con una facilità incredibile.

Ora me ne rendo conto: ci voleva un errore, per scoprirlo.

martedì 10 maggio 2011

In Twitter non si può

Ogni tanto mi viene da pensare che Twitter, al quale riconosco una buona serie di meriti e di caratteristiche "virtuose", stia però influenzando un pò "perniciosamente" la comunicazione sul web, spingendola verso una eccessiva brevità e frammentazione. Non so dire se la nostra ridotta capacità di seguire un discorso esteso e articolato senza distrazioni possa risentire della frequentazione della nostra timeline (come qualcuno sostiene), o sia piuttosto un sintomo di una attitudine moderna ben più generale, ma di certo a volte mi infastidisce la scelta filosofica "tanti stimoli ma brevi" che sottende all'implementazione di Twitter: come se non ci fosse niente che meritasse un'attenzione superiore alla manciata di secondi (o alla frazione di essi).

Sistemi di microblogging alternativi a Twitter ci sono, con caratteristiche interessanti. Purtroppo il loro impiego effettivo e quotidiano, al di là dell'esplorazione delle loro caratteristiche, si scontra con il fatto che la base di utenti è sovente particolarmente ridotta, spesso a dispetto del loro intrinseco "valore". Più volte in questo blog ho elogiato le doti di Qaiku, che mi sembra una delle piattaforme più valide in questo senso: il modello "ibrido" di "messaggio corto + risposta lunga", mutuato da Jaiku, permette di sviluppare conversazioni interessanti e non necessariamente "costrette" a brevi botte e risposte dal medium medesimo, come in Twitter. 

Ecco, questa discussione  su Arch Linux ad esempio in Twitter (o in Identi.ca, che ne mutua diverse caratteristiche pur apportanto interessanti innovazioni), non si sarebbe potuta fare...


Un thread in Qaiku. Come spiegare le doti di Arch linux, su Twitter? :-)

Eppure Twitter è diffusissimo (anche per diversi indubitabili pregi, non lo metto in dubbio) invece Qaiku - che dalla sua presenta una serie di altre caratteristiche interessanti, come il filtro per linguaggio, l'importazione di feed RSS, i gruppi - non lo usa quasi nessuno, almeno da noi.

Ammettendo che la mia visione delle sue qualità risulti condivisa, ebbene, non sarebbe la prima volta che a vincere non è il migliore.... Ora dirò una cosa su cui si può forse dissentire... ma quant'è superiore la base di utenti di Windows XP rispetto a quella di una moderna qualsiasi distribuzione linux...??

lunedì 2 maggio 2011

Ma Livia, poi...

  Stefano non voleva aspettare. Era fatto così, su certe cose era decisamente impaziente. Ok, è vero che Ubuntu esce tutto nuovo (o quasi) una volta ogni sei mesi. Due volte all’anno non è male, tutto sommato, come frequenza. Eppure ogni volta, all’approssimarsi dell’uscita della nuova versione, ricominciava a friggere d’impazienza.
  Certo la novità non era poi una vera novità, ormai. Da tempo aveva dischiuso i meravigliosi segreti della virtualizzazione, quell’arte sottile del riprodurre un sistema dentro un altro sistema. Aveva scaricato Virtualbox e lì dentro si divertiva ad istallare tutte le versioni di linux che gli piaceva, incluse le varie versioni preliminari del suo amato Ubuntu. Spesso le istallazioni duravano una settimana o poco più: comprese le caratteristiche, se non lo entusiasmavano, Stefano le buttava via per fare spazio ad altri tentativi, altre novità.  
  Era proprio una gran cosa; non doveva nemmeno masterizzare i CD, scaricava la versione “iso” dalla rete e la dava in pasto a Virtualbox; dopo qualche minuto aveva tutto pronto, il suo nuovo giocattolo bello e sistemato per l’uso, senza dover influire minimamente sul sistema (tipicamente, negli ultimi tempi, la Ubuntu più recente, con le dovute aggiunte e le impostazioni “ad hoc” operate da Stefano).
Prima era un inferno, invece. A forza di istallare versioni di linux, per provare come si comportavano, aveva ridotto il disco rigido in una serie di fettine piccole piccole, e ogni volta doveva districarsi tra complicati menù per far partire l’una o l’altra. Per non parlare di quando per sbaglio sovrascriveva le impostazioni corrette e non riusciva più a far partire la versione “giusta” di Ubuntu, quella con la quale lavorava normalmente. La virtualizzazione aveva posto fine a questi insidiosi problemi.
  Però un aggiornamento “vero” era sempre un’altra cosa. Il sistema che usava tutti i giorni, diventava tutto nuovo. Di colpo, il desktop che passava da Gnome ad Unity, tutte le librerie aggiornate, tante altre cose nuove da studiarsi, con calma.
  Il giorno dell’uscita di Natty, la versione 11.04 di Ubuntu, era tornato presto dall’università. Fatto un backup di sicurezza (si sa mai) aveva lanciato subito l’update, indi assorbito con attenzione esagerata - da puro geek - tutte le scritte a video mentre l’aggiornamento veniva portato a termine in una seducente tranquillità.
  Però prima 'ste scritte erano molto più tecniche, si sorprese a pensare. Tipo updating gcc-232.323.23 resolving dependencies for xorg removing old lilo configuration files senza alcuna immagine. Solo linee di testo senza grafica. Potevi capire un botto se stavi attento. Liscio, non troppo attraente, pulito. Però ti faceva anche un bel pò di domande tecniche, dovevi saper cosa scegliere.

  Stefano sorrise. Giada, ad esempio, non l’avrebbe istallato mai. Le difficoltà di Giada con i computer gli mettevano tenerezza. Quel senso di bambina spaesata, lo intrigava, gli inspirava tenerezza. Oppure non era solo quello, a volte si sorprendeva a pensarlo. Che strano.
  Ora si erano fatti furbi, anche questi qui. Le informazioni tecniche erano più nascoste (ti dovevi cercare i maggiori dettagli cliccando sua una opzione un pò in ombra sul desktop, del tipo “questa la scopri solo se sei abbastanza fissato, se sei una persona normale manco te ne accorgi”). Se non facevi nulla - come era supposto che facessi (tipo Windows, insomma) ti scorrevano davanti una serie di immagini molto catchy (o supposte tali) che ti facevano assaporare le diverse virtù irrinunciabili del sistema che stavi istallando. Cose molto colorate, che possono capire tutti. E non ti chiedeva niente di complicato.
  Insomma, anche su linux la tecnica cedeva un pò il passo all’immagine. O perlomeno, la cura nella presentazione del prodotto era molto aumentata. Era diventato un qualcosa per la gente comune, non solo per quella con il pallino della tecnologia, che ricompilano il kernel i giorni pari e quelli dispari scrivono applicazioni per Android.

Ubuntu 11.04
Ubuntu 11.04 con qualche applicazione aperta...

  Era quasi arrivato al momento fatidico. Sistema istallato, ci vuole un reboot e vai, vediamo subito il nuovo sistema.
  Il suono del telefono lo fece sobbalzare mentre era fisso davanti al monitor, quasi con il fiato sospeso.
  “Stefano, ciao. Ma sei ancora a casa? Non ci dovevamo vedere alle sei?” la voce di Luisa era gentile come al solito, ma tradiva un pò di perplessità.
  Per tutti i virus di Windows, si era completamente scordato!
  “Oh sì scusa è vero… arrivo subito. Stavo aggiornando il computer e il tempo è volato…” disse Stefano
  “Ci avrei scommesso…” replicò all’altro capo del filo una voce in bilico tra la paziente comprensione e un moderato e ragionevole sconforto.
“No, ma arrivo, arrivo” si affrettò ad aggiungere Stefano.
“Ok ti aspetto. Dài che poi ho detto a Livia e Angelo che ci saremmo visti alla gelateria.”
“Sì tra poco sono lì, tranquilla. Un bacio”. Ora, se questo si sbrigasse, non posso uscire senza vedere almeno se funziona… dài fai questo reboot… spicciati. Stefano prese le chiavi, il portafoglio e il giaccone. Ripassò vicino al computer. Ecco, finalmente è pronto. Faccio il login. Ah ah funziona; ma che bello il nuovo sfondo. E queste grandi icone sulla parte sinistra. Curioso, devo capire se mi piace o se migrare su Gnome 3. Beh fammi andare sennò Luisa stavolta mi spella vivo.
  Spense il PC a malincuore.
  Se non torno troppo tardi un pò ci gioco stasera stessa, però. Pensò Stefano chiudendosi la porta alle spalle. Ma Livia, poi… ma chi è?


Indice dei racconti

giovedì 7 aprile 2011

Ma dove sono tutti i libri?

In ritardo di un quarto d’ora. Aspettiamo altri cinque minuti poi sicuro che arriva. Precissimo nel ritardo, ormai Giada lo sapeva bene. E meno male che sono tornata presto dall’università. Potevo prendermela comoda, rimanere un pò a parlare con Francesca. Farmi dire tutto sul suo fidanzato nuovo nuovo. Mica avevo capito che aveva una tresca con Marco; sono sempre l’ultima a capire queste cose, evidentemente.

Infatti eccoti che arriva Stefano. Bello fresco senza niente, nemmeno un'ombra di affanno, di fretta per il ritardo. Soprattutto, nemmeno uno zaino gonfio. Niente. Ma niente proprio.
"Bravo, bravo. Ti sei scordato tutto, come al solito" sbuffò Giada, veramente spazientita.
Insomma ci mancava pure questa. Affidabili, sono affidabili davvero, questi maschi eh.

"Ora come facciamo, hai detto che avevi almeno cinque libri sull’argomento. Come lo facciamo questo pezzo per il giornalino dell’università? Pensavo volessi aiutarmi, te l’ho spiegato, io di cose tecniche ne capisco poco. Avevi detto che mi avresti aiutato. Come faccio a parlare dei computer nelle discipline umanistiche se di computer non ne capisco niente?“
"Sì sì, è proprio così.”
“Ah l’avevi detto”
“Intendo, è così, di cose tecniche non ne capisci nulla…”
“Molto divertente. E allora?”, esclamò Giada con l’impazienza che le friggeva addosso. 

Il pezzo l’aveva promesso per la sera, e ora stava di fronte alla prospettiva non esaltante di affannarsi a mettere insieme qualcosa preso da Internet, così come capita. Il fatto che lei fosse brava a scrivere era stato percepito subito dai redattori del giornalino, dopo che aveva inviato il primo contributo, quasi per scherzo. Ora andava così, alla minima occasione le chiedevano di scrivere un pezzo. E va bene, per lei era un divertimento, dopotutto.

Stavolta però le serviva aiuto, le serviva la competenza di uno di quei maschi fissati con i computer. Insomma, le serviva Stefano.

“Beh ho portato tutto quello che sono riuscito a trovare”, disse Stefano, sempre sorridendo.
"Ahh lo vedi? Lo vedi? Sei il solito, il solito, lo dicevo io."
Stefano continuava a sorridere. Il che lo rendeva piuttosto indisponente, secondo Giada. La quale si era già ampiamente pentita di averlo coinvolto.
"Infatti i libri erano sei" aggiunse, evidentemente divertito. "Di cui uno di più di mille pagine, sullo sviluppo dei primi computer e sul loro uso in ambito accademico. Mooolto interessante, se devo dire. "

Che faccia da schiaffi, pensè Giada. Continua a prendermi in giro alla grande. Dovrei menarlo, se non fossi una signora. Cioè una ragazza, però siamo lì.

"Va bene, mio caro. Vediamo adesso come te la cavi. Vediamo dove sono questi libri."
"Ah beh..."
"Ok te li sei scordati, giusto?" disse Giada sbuffando.
"No, proprio scordati direi di no…” fece Stefano, affondando la mano nel suo piccolo zainetto. Più faceva il misterioso e più solleticava i recettori dell’insopportabilità, in Giada.
"Ah almeno uno l'hai portato." Disse lei. "Magari il più piccolo, a giudicare dallo spessore del tuo zaino.
"No, li ho portati proprio TUTTI" fece Stefano. Sembrava si divertisse sempre di più.

A Giada dava i nervi quando si divertiva alle sue spalle. Temeva qualcosa, non sapeva cosa, ma temeva quello che sarebbe successo nei minuti successivi.

Infatti qualcosa successe, che a lei non garbava.

Stefano tirò fuori la mano, quello che aveva afferrato non era un libro, bensì una sorta di strano apparecchio piatto. Sembrava un computer, ma no, un attimo. Era più piccolo, decisamente più piccolo di un computer.
"E' il mio nuovo lettore di ebook" disse Stefano gongolando. Chissà come mai gongolava.
“Ebook? Quella cosa dei libri che si leggono… insomma, quelli elettronici? E ora, mi dirai anche che..." disse Giada, sbiancando visibilmente in volto...
"Sì. Te lo dico, hai indovinato. Tutti i libri stanno qui dentro. Dentro questo cosino qui. Cioè, a dire il vero c’è anche dell’altro, ma non è tutta roba che vorresti leggere, credo”
"Lo sapevo. Lo temevo" disse a bassa voce Giada, sconsolatissima. Mentalmente, si preparò ad una lezione tecnologica di Stefano. L’ennesima. Sapeva che sarebbe arrivata, questione di secondi. Non c’era ormai niente da fare per evitarlo.

Infatti, arrivò.

"Giada, devi sapere intanto che qui dentro batte un kernel linux della serie 2.6, opportunamente modificato..."

(1. continua)

mercoledì 6 aprile 2011

Arriva GNOME versione tre...

Nel momento in cui scrivo, mancano ancora 5 ore e tre quarti. Sulla pagina appositamente creata del nuovo GNOME 3, spicca un bel conto alla rovescia ("Uno storico rilascio tra...", mi sa che l'enfasi l'hanno appresa da quelli di Mac OS X, "il sistema operativo (sic) più evoluto del mondo"...).

Comunque, facezie a parte, il look di GNOME 3, "semplicemente bellissimo" stando al sito, motivi di interesse ne ha parecchi. Cosa piacevole, e non trascurabile, è che il sito di presentazione è completamente tradotto in italiano

Si capisce anche dalla presentazione stessa, è un desktop che nasce nell'epoca post web 2.0, dove, oltre alla garanzia di connettività secondo tutti i protocolli (messaggistica integrata, posta, etc), traspare la consapevolezza ormai diffusa del problema dell' information overload, tanto che viene enfatizzata tra le caratteristiche principali quella di garantire "un computer senza distrazioni".  Questo è solo un piccolo segnale, penso che si potrebbe fare una storia del web analizzando dove viene di volta in volta posta l'enfasi, l'accento, nella presentazione dei sistemi operativi e dei vari prodotti in qualche modo ad esso collegati.

Beh a me non dispiace, questo look... ;)

In ogni caso, l'aspetto è attraente. Il caratteristico minimalismo, la tipica essenzialità, sembrano essere rispettate ("la semplicità prima di tutto", titola la pagina di presentazione). Si segua Mark su Unity o si abbracci GNOME 3 "as is", o ancora ci si faccia intrigare dalle caratteristiche luccicanti di KDE (che oggi rilascia una release Congrats in simpatico omaggio a GNOME), l'ambiente desktop linux - oltre a tutte le indubbie qualità - è proprio una festa anche per gli occhi...

lunedì 4 aprile 2011

Ubuntu 11.04 Beta

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Sarò romantico, ma il bello di Linux, per me, è anche questo.

Poter seguire un'idea che prende forma pian piano, una serie di ipotesi che lentamente si raggrumano, si condensano, in un insieme definito di scelte, di opzioni possibili.

La nuova release della distribuzione che comincia ad esistere. La posso seguire fin dall'inizio, provare tutte le alpha che voglio. Seguo la costruzione, volendo. Non devo rincorrere "rumors" di questa o quella ditta. Come un'officina che lavora con le porte aperte. Peggio o meglio? No, più interessante, direi.

Sono un pò timoroso e non installerò la beta in un ambiente "di produzione", come si dice. Però nulla mi impedisce di giocarci un pò con Virtualbox, dopotutto. Che quasi quasi, inizio a scaricare...

martedì 1 marzo 2011

Sui diversi livelli di non esistenza...

"Questa pagina non esiste! Cioè, ovviamente esiste, ma non esiste quella che cercavi...."


La simpatica trovata di quei pazzarelli di Ubuntu mi ha fatto sorridere. Cercando la alpha release della 11.04 ho modificato un indirizzo e sono piombato su una "pagina non esistente". Il server del sito di Ubuntu non fa una piega e anzi ti intrattiene con un simpatico giochino logico...

Ecco cosa succede se cercate, ad esempio, http://www.ubuntu.com/puffiblu


L'appetito vien mangiando... allora mi è venuta l'idea di vedere come si comporta il sito della Apple, digitando un indirizzo bizzarro, http://www.apple.com/puffiblu (tanto per non cambiare). Ecco cosa succede:


Il che è già più serioso, anche se quell' Hmm sembra concedere qualcosa (qualcosina appena) alla giocosità. Molto meno che Ubuntu, comunque (ciò può piacere o non piacere, a seconda dei gusti e del senso dell'humor)

Va detto che la cosa è diligentemente mappata anche in italiano: così capita se si cerca http://www.apple.com/it/puffiblu:



Molto opportunamente, direi, Hmm viene reso in italiano con Mmm. Il tono serioso-formale-ufficioso (in senso, da ufficio) appena appena increspato dalla prima parola, rimane invariato.

Il tenue accenno di giocosità concesso dalla Apple, si perde totalmente quando si approda sul sito di Microsoft. Qui l'ufficiosità (ancora, nel senso di tono "da ufficio") regna sovrana, nessuna concessione all'humor viene permessa, nemmeno un bit. In più, tanto per non perdere tempo, si viene spediti ad una ricerca su Bing, il motore della casa.

Ecco cosa succede cercando http://www.microsoft.com/muppets



Che dire? A me, tra le pagine non esistenti, continua a piacere di più quella di Ubuntu ;-)